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“Sarà sempre più ‘normale’ fare programmi in Ultra HD”. Intervista con Alberto Angela, protagonista di ‘Stanotte a Venezia’

Post   •  giu 12, 2017 14:11 CEST

“Con l’Ultra HD è possibile entrare nel dettaglio della materia”. Lo afferma il celebre divulgatore scientifico Alberto Angela a proposito di ‘Stanotte a Venezia’ in onda il 13 giugno anche in Ultra HD su Rai 4K al tasto 210 della piattaforma satellitare gratuita Tivùsat, nell’ambito della cooperazione tra Eutelsat e Rai. Nell’intervista di seguito Angela precisa lo spirito della puntata e si sofferma sul legame tra l’Ultra HD e la narrazione televisiva.

Come vive questa nuova tappa veneziana della fortunata formula ‘Stanotte a…’?

‘Stanotte a...’ consente di esplorare un luogo straordinario immerso nella magia della notte. Abbiamo iniziato con un grande Museo, l’Egizio di Torino; poi abbiamo allargato la formula ad una intera città, la Firenze dei Medici; in seguito ad un intero Stato, il Vaticano con San Pietro. Ora ‘Stanotte a…’ si dedica ad una intera epoca: Venezia nel 700, per intenderci quella di Goldoni e di Casanova. Ma la vera magia di questa puntata sono le atmosfere.

L’Ultra HD è una costante della formula. E sembra uno strumento perfetto per l’arte. Lei cosa ne pensa?

I tempi vanno avanti e la qualità dell’immagine diventa sicuramente importante anche perché la gente è sempre più abituata ad avere immagini di grande qualità. Noi in Italia abbiamo un patrimonio che è straordinario ed è quasi un obbligo mostrarlo e raccontarlo con tecniche d’avanguardia.

In che modo l’Ultra HD potrà influenzare il linguaggio televisivo?

È un settore in pieno sviluppo e certamente sarà sempre più ‘normale’ fare programmi con questa straordinaria qualità delle immagini. Penso che l’evoluzione avverrà attraverso due aspetti che si muovono a braccetto; da una parte c’è l’occhio e dall’altra c’è il capolavoro. Più l’occhio è sensibile e più tu riesci a cogliere dei dettagli e dei significati del capolavoro che prima ti sfuggivano.

È possibile che proprio grazie all’Ultra HD assisteremo alla nascita di nuovi format centrati sulla cultura?

Bisogna stare attenti. Nel campo della divulgazione l’errore che non si deve mai compiere è di usare soltanto l’elemento spettacolare. L’arte, la scienza, la cultura, la conoscenza hanno bisogno che dietro ci sia un’idea e un contenuto. Quindi è importante che la tecnologia vada avanti in modo sofisticato, ma alla base deve esserci sempre un’idea. Altrimenti tutto rischia di diventare noioso e di uccidere ogni cosa: l’opera d’arte, la cultura e anche questa nuova tecnologia che invece ti può aiutare a capire il significato di un’opera e il significato di un’epoca.

Cosa la colpisce maggiormente dell’Ultra HD?

Con l’Ultra HD è possibile entrare nel dettaglio della materia. Vedi anche la porosità di una statua che è stata comunque lisciata: ti permette di vedere quasi i ‘pori’ del marmo, è veramente impressionante. E così si riesce a capire anche qual è la difficoltà della scultura. Questi sono i tanti spunti che l’Ultra HD ti offre. Ed è compito del narratore rendere digeribile e appetibile l’informazione che sta dando.

A cosa bisogna prestare maggiore attenzione quando si usa questa tecnologia sul campo?

La grande precisione di immagine Ultra HD richiede una preparazione assoluta del set. Devi illuminare il set in modo tale che abbia una perfezione, perché si vede ogni dettaglio del girato, ma te ne accorgi solo in fase di montaggio. E questo non deve accadere. Il nostro team di produzione ha dovuto fronteggiare proprio questa sfida: non può esserci un’ombra o una parte male illuminata, perché la vedi subito. Si vede persino un filo di una tela di ragno, anche se è lontano. Magari a casa l’utente non se ne accorge, ma c’è un lavoro alle spalle veramente impressionante.

Qual è il messaggio per gli addetti ai lavori impegnati nell’affermazione di questa tecnologia?

Occorre capire che questo è uno strumento in più, è come se si avesse a disposizione una freccia estremamente acuminata. Però è importante la capacità dell’arciere nel centrare il bersaglio. E il bersaglio è la comprensione e il passaggio di informazione tra l’esperto e la gente a casa. Sicuramente il pubblico è importante: chi guarda un documentario è il fruitore finale di tutto questo. E se ci si ferma prima, all’esperto come alla capacità tecnica, il messaggio non arriva. Dall’altra parte ci sono persone che vogliono capire. E l’Ultra HD ti permette di andare oltre rispetto al passato.

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