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Ecco cosa c’è dietro ‘Stanotte a Venezia’

Post   •  giu 14, 2017 12:17 CEST

Foto: Barbara Ledda

L’innovazione televisiva arriva soprattutto dallo spazio. Nonostante il dibattito sulle dinamiche del Web sia maggiormente capace di attirare attenzione e di ‘fare notizia’, il satellite continua a giocare un ruolo fondamentale nell’evoluzione del mezzo. Negli anni passati abbiamo portato in Italia il fenomeno della televisione tematica; oggi portiamo la televisione Ultra HD, o 4K che dir si voglia, cioè con immagini ad altissima definizione. Un formato in grado di trasformare la fruizione in un’esperienza totalmente immersiva e avvolgente: in breve un’altra rivoluzione epocale a tutti gli effetti paragonabile soltanto all’arrivo della televisione a colori.

Il modo di fare e di consumare la televisione sta cambiando a ritmi elevatissimi. E ‘Stanotte a Venezia’ in Ultra HD rappresenta un assaggio di futuro che diventa realtà nelle case degli italiani dotate di apparati compatibili. L’interfaccia è Rai4K, canale temporaneo varato da Viale Mazzini. Eppure dietro c’è un’intensa attività: lo sforzo dell’industria mondiale; i satelliti di Eutelsat che si trovano 36 mila chilometri sopra le nostre teste; la cooperazione con Rai e Tivùsat, due player strenuamente convinti di affrontare questa sfida.

‘Stanotte a Venezia’ conferma proprio l’importanza di ciò che c’è dietro. A cominciare dalla tenuta di un modello produttivo basato sul partenariato e quindi sul coinvolgimento di diversi soggetti innovativi, come DBW Communication che è il nostro fornitore tecnico di lunga data. A ben vedere si tratta di una vera e propria alleanza tecnologica nel nome della cultura, dell’arte e della bellezza. E forse è arrivato il momento di incrementare l’impegno per supportare il rilancio della straordinaria ricchezza italiana a livello internazionale. Serve probabilmente uno spirito nuovo con una dose ancora più massiccia di convinzione, di tenacia e di dedizione. Valori onnipresenti nell’universo tecnologico, da sempre in prima linea al fianco di tutti i player televisivi che rappresentano anche le principali agenzie culturali del paese.

L’audiovisivo resta un elemento centrale per la diffusione e la condivisione dei contenuti. E oggi l’altissima qualità tecnica delle immagini è diventata uno dei simboli della nostra epoca. Nel settore tecnologico c’è l’abitudine di elencare delle sigle: HDR; HDR; HFR; WCG; NGA. Un modo forse un po’ complesso per dire una cosa molto semplice: con il paradigma dell’Ultra HD, finalmente, lo schermo televisivo riesce ad eguagliare la capacità di percezione dell’occhio umano. Basti pensare che una di quelle sigle significa High Dynamic Range, soluzione capace di triplicare la luminosità delle immagini passando dagli attuali 16 milioni di sfumature di colori ad oltre un miliardo.

Chiaramente servono piattaforme adeguate per portare contenuti televisivi del genere nelle case della gente. E al momento solo il satellite è in grado di assicurare il trasporto di segnali così esigenti in modo corretto, senza perdere quell’effetto ‘wow’ provato da chiunque si sia mai imbattuto in una sequenza di immagini di questo tipo.

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